Disegno 1.

Disegno 2.
Soluzione: con Telecom Italia si portava appresso una bella figa, con Fastweb no.
60 anni in tre: è il primo dato che mi ha piacevolmente colpito dei Gwen Gift. Ma le sorprese sono appena incominciate. Innanzitutto, il CD è prodotto e confezionato con cura e professionalità, segno di un impegno notevole da parte della band. Che fa una scelta coraggiosa e anticonformista, in barba al fuoco dei vent’anni: registrare un album interamente acustico: voce, chitarra, basso e tastiera. Il risultato è un insieme di sonorità semplici e delicate che accompagnano le 15 tracce di The consciousness to be alive, e che portano alla mente i Kings of Convenience.
I suoni sono puliti e semplici, ma sempre eseguiti con grande cura e precisione. Solo talvolta le parti di chitarra risultano un po’ scontate e ripetute, ma è un peccato veniale. Jacopo Ramonda mostra padronanza tecnica e capacità espressiva discrete, se non buone, e ben lo accompagnano gli altri componenti del gruppo. Deffailances più frequenti si incontrano invece nelle parti vocali, non sempre perfettamente intonate quando la linea melodica richiede una maggiore estensione. I testi sono scritti in italiano e in inglese: personalmente avrei preferito la prima opzione, ma il gruppo capitanato da Jacopo Ramonda sembrerebbe propendere per la seconda.
The consciousness to be alive si rivela un piacevole ascolto e un lavoro di notevole interesse, e fa ben sperare in un futuro del gruppo che sembra aver trovato una propria identità distinta e diversa dai tanti gruppi nati sulla scia del grunge e del punk. La strada è segnata: ora si deve proseguire.
Una curiosità. Ai primi ascolti del CD dei Gwen Gift, ho avuto la netta sensazione che i ragazzi avrebbero fatto strada. Nel loro sito (da poco online) è apparsa la notizia secondo la quale il gruppo sta registrando 15 nuovi pezzi sotto la guida del produttore William Benedetti. Ma c’è un piccolo mistero: i tre ragazzi utilizzando pseudonimi (Joey Z. – Vocals, Mr. Key – Guitar, C. Key - Drums) e tanto la line up quanto il genere musicale sembrano mutati.




La buca a forma di cuore, mai più senza.
Questa addirittura a spalla mancante.
Per la cronaca, sempre circa le chitarre c'erano anche i produttori seri. Gibson aveva un enorme tendone, con concerti, esposizione della gamma, estrazione di SG e presenza di un certo Ted Gibson, che ci piace pensare come il figlio del Sig. Gibson. Inoltre aveva uno stand per presentare la versione digitale della Les Paul. Mio Dio. 
Mi ha sempre incuriosito il fatto he gli americani tendenzialmente sono dei bambinoni incapaci a fare alcunché da soli. Qualche esempio:
Ed ecco una delle parti più interessanti dello show: le standiste, o babes. La prima foto mi vede accanto a due signorine della HP. Dopo lo scatto, sorridendo ho detto loro My friends won't believe that, e una ha risposto qualcosa del tipo Non ne dubito. E non sorrideva. Bene.
Ma qui viene il meglio. Ecco una foto autografata da tale Melissa (in centro), che per firmare ha impugnato il pennarello con tutta la mano (deformazione professionale) e che dipersona è abbastanza imbarazzante. Parola mia che ho preso l'ascensore con lei.
Con un po' di faccia tosta, abbiamo chiesto alle tre gentil donzelle una foto di gruppo. Et voilà!
Questa vorrebbe essere la prima parte di un mini report non serio del CES. Più avanti, se mi ricordo e se mi va, aggiungerò altro. O forse anche no.
Qualche giorno fa ho fatto un salto da Scavino per prendere finalmente un paio di stomp box Behringer, di cui si fa un gran parlare ma solo in teoria perché sono in pochi ad averli comprati. Mi sembra che i più continuino con la frase "I behringer sono delle brutte copie dei Boss che già fanno schifo, quindi suoneranno da schifo" alla quale di solito si ribatte con la frase "Beh, per quello che costano si possono anche provare".
e film omonimo, regia e musiche di Mike Fuggis, con Nicolas Cage e Elizabeth Shue.
Non poteva mancare all'appello il libro cult di Hunter Thomson, Paura e delirio a Las vegas, e film omonimo di Terry Gilliam, nonché l'omonimo film.
Infine, qualcosa di più patinato e recente, Ocean's Eleven di Soderbergh e solita carrellata di divi hollywoodiani.
Recensione pubblicata su Cantine.