06 novembre 2013

La stagione breve prima dell'inverno.

C'è una manciata di giorni, tra fine ottobre e i primi di novembre, in cui si vive sospesi tra il buio che fa arrivare prima la sera e il tepore debole del sole tardo autunnale. 


L'erba molle di umidità emana un odore intenso e si piega mansueta sotto i nostri passi. E' forse uno dei periodi più suggestivi per andare in bici, in montagna. La neve non è ancora scesa e i sentieri, i pascoli, le strade militari sono puliti, accessibili. 


Sono quasi soli. Perché l'autunno ha anche il merito di attuare una buona selezione: i più pigri e chiassosi restano a casa, ad attendere la calura estiva. Rimangono pochi camminatori, assorti e motivati. E chi pedala.
Andare in bici, soprattutto in questa stagione in cui colori e profumi e sensazioni sono esaltati, andare in bici in montagna è qualcosa di più di una pratica sportiva: è una condizione patologica che può essere condivisa con e compresa solo da chi ne è afflitto. Una malattia senza portatori sani. 


E non è facile spiegare cosa si prova quando, nella quiete del bosco ingiallito dall'autunno e profumato di foglie marce, con lo sguardo in avanti si traccia una linea -- la linea -- e si trattiene il respiro per l'emozione di sentire il fruscio dei tasselli delle gomme rotolare veloci e mordere il fondo umido e compatto e il sibilo dei freni. Via. Veloci, ma mai troppo, perché l'occhio e le orecchie non perdano nemmeno un fotogramma o una nota di questa meraviglia.


Gli altri che ascoltano, sulle prime fingono un generico interesse, ma poi scuotono la testa e dico "Non capisco cosa ci trovi".


Quando rientro con il primo buio, e mi scrollo sull'uscio la polvere e il fango di dosso, mi viene spesso chiesto: "Perché vai in bici così a lungo?"
Rimango spesso muto, perché la domanda che mi pongo io è: "Perché non posso andare in bici più a lungo?"


Le risposte sono le solite. Io ringrazio ogni volta della mia fortuna. Ma la testa va già ad una nuova salita, ad una nuova discesa. Alle gambe indolenzite che spingono gli ultimi metri. Ad immaginare come il tempo, e l'inverno che si avvicina, trasformerà i colori e i profumi di un nuovo sentiero.

4 commenti:

Glaucos ha detto...

E le 5.10 quando le hai prese??? Stai diventando ignorante anche tu a forza di andare con quei due della foto... :-)

Giuseppe ha detto...

regalo di quest'estate. le indosso poco.

alessio pavarino ha detto...

Molto bello questo post...

Giuseppe ha detto...

grazie alessio